Il falansterio nasce dall’unione delle anime più luminose del nostro tempo. Esso è una comunità, un paese, una famiglia sedente su una vasta estensione di territorio che accoglie uomini e donne e famiglie varie di carattere, di gusti, di classe, di ricchezze. Puo’ forse in su le prime apparire strana e persino impossibile, eppur noi ve ne paleseremo tutta la semplicità e rimuoveremo ciascun dubbio in proposito. Sappiate che codesta idea nasce dal nostro grande amico e pensatore da poco scomparso Charles Fourier il quale ci ha lasciato grande mole di scritti e di indicazioni sul vantaggio e la magnificenza di una tale comunità.

La nostra società è ormai la sede di ogni bruttura e s’avvia al peggio, noi vediamo agli angoli delle strade mendicanti imploranti elemosina coperti dalla fuliggine e dai miasmi del carbone che arde incessantemente nelle fucine delle fabbriche, donne perdute, bambini costretti a lavori massacranti e malpagati, operai e braccianti stravolti dalle fatiche e dagli obblighi.
Le città sono ridotte a semplici dormitori in cui riparare dopo le terribili fatiche quotidiane, squassate dai rumori incessanti dai macchinari che tolgono il lavoro agli uomini.
Ma non solo gli ultimi, i poveri, sono in misere condizioni, anche coloro che si fregiano del titolo di borghesi vivono nell’inganno, nella vacuità, nella bruttura morale. Il povero si muore di fame, di freddo e di miseria sulle gradinate degli alberghi dei ricchi, ove anch’essi muoiono oppressi dalla noia, dal lusso e dal disgusto di tutte le cose; perciocché se la civiltà gitta ai piedi dei felici della terra le squisitezze e i raffinamenti dei comodi, sa pur mettervi un po’ di veleno che glieli attossica. Ma la natura non ha voluto che pochi ricchi ottusi ed egoisti si stessero in panciolle e potessero essere compiutamente felici vicino le sofferenze e lo strider dei denti della povera gente che lavora per essi. La felicità è una conquista che non puo’ ottenersi intera senonché al profitto di tutta la specie umana. Non si puo’ essere felici in mezzo ai fratelli che soffrono, aprite le orecchie e udite la gran voce dei dolori popolari che grida e piange sul lastrico; tutti gli umani sono collegati nel bene e nel male. Finché essi patiranno miseria voi patirete l’inquieta noia. Se al basso v’è chi muore di fame, anche nell’alto v’è chi, ignaro, s’uccide.